1 – La rivoluzione digitale può essere davvero per tutti?

La pervasività delle nuove tecnologie nella vita quotidiana ha determinato l’avvento della cosiddetta “Società dell’Informazione”. Una società in cui le nuove tecnologie offrono nuovi sistemi di interazione con la Pubblica Amministrazione, nuove modalità di fruizione dei servizi, nuovi modi di intervenire nella vita politica, nuove forme di comunicazione. Queste novità, se vogliamo semplificare, possono essere innanzitutto identificabili come un superamento dei propri limiti spaziali e temporali. L’impatto di questa aspazialità, garantita dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, non potrà mai essere apprezzato da un “abile” nella stessa misura in cui lo sia da un diversamente abile o da un anziano (e molto spesso le due categorie coincidono; più del 10% di tutti i cittadini europei è disabile – almeno 37 milioni – e il 70% di questi ha un’età superiore ai 60 anni).
Già dunque il solo aspetto dell’abbattimento dei vincoli di mobilità rappresenta un’evidente rivoluzione per la comunicazione, l’apprendimento, il lavoro e la fruizione dei servizi.
Ma la tecnologia può andare anche oltre poiché è un efficace strumento per assicurare la valorizzazione delle capacità residue dei disabili e per sopperire a delle “mancanze”. Le possibilità sono illimitate. Una persona priva dell’uso delle mani può scrivere un testo semplicemente parlando al computer. Una persona affetta da grave difficoltà di udito può usare liberamente il telefono. Una persona cieca può istruire un computer per leggere ad alta voce il contenuto sullo schermo di un PC. Una persona affetta da disabilità fisica può liberarsi dall’isolamento e dalla solitudine. Una persona con una grave forma di afasia può comunicare attraverso un computer parlante.
Ma se i benefici sono evidenti non è altrettanto evidente come questo gruppo di cittadini possa acquisire non solo una piena consapevolezza delle potenzialità della tecnologia ma ne possa usufruire a pieno.
Nonostante la meritevole opera di alcune associazioni, nonostante l’impegno di diverse istituzioni, nonostante la presenza di buone prassi, moltissime sono le barriere sociali, organizzative, economiche ed individuali che impediscono una piena fruizione da parte di tutti delle possibilità offerte dalla rivoluzione digitale.
Anzi, l’avvento della società basata sulle tecno logie dell’informazione può rappresentare un’ulteriore forma di discriminazione e di esclusione. La tecnologia diventa sempre più facile e disponibile ma ancora non sufficientemente intuitiva; fattori socio-demografici quali il titolo di studio, l’età, il reddito influiscono in maniera determinante nell’adozione e ne lla diffusione delle nuove tecnologie, ed in particolare nell’utilizzo del PC e di Internet.
Recenti indagini evidenziano come anche all’interno dello stesso nucleo familiare esista una sostanziale diversità di comportamento rispetto alle tecnologie che è legata indissolubilmente a fattori anagrafici. Per cui possiamo parlare di un “divario digitale” nello stesso appartamento e da stanza a stanza. Inoltre, se almeno per quanto riguarda il rapporto tra anziani e tecnologie sono sempre più numerosi gli studi e le ricerche che evidenziano una decisiva esclusione dalle tecnologie dell’informazione e prospettano anche delle possibili soluzioni e politiche di intervento, non esistono in Italia dati statistici ufficiali ed attendibili che aiutino a definire il rapporto tra disabili e le tecnologie e permettano quindi l’individuazione di misure appropriate (6).

Annotazioni

6 Cfr. Americans in the Information Age. Falling Through the Net 2000. Rapporto – quarto di una serie – a cura della NTIA (National Telecommunications and Information Administration), USA. Per la prima volta il Rapporto fornisce dati anche sull’accesso ad Internet, narrow band e broadband, e l’uso dei computer da parte dei disabili negli USA. Cfr. http://www.ntia.doc.gov/ntiahome/fttn00/Falling.htm#67
In Italia i disabili che utilizzano gli strumenti informatici sono qualche migliaio secondo dati non ufficiali.
Cfr. Ridolfi, Pierluigi (a cura di), I disabili nella Società dell’Informazione, Milano, FrancoAngeli, 2002.

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Roberto Scano
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Roberto Scano si occupa di accessibilità dall'inizio del millennio. Ha collaborato allo sviluppo delle WCAG 2.0, delle ATAG 2.0 nonché della normativa italiana in materia di accessibilità. Autore di tre libri in materia, è consulente e formatore nell'ambito della tematica della qualità dei servizi delle P.A. e delle aziende.

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