Introduzione

Viviamo in una società basata sull’informazione e la conoscenza. In quest’età, successiva a quella industriale, l’informazione è sempre più un bisogno primario e la tecnologia, dal computer ai chioschi informativi, dai messaggi di posta elettronica alla ADSL, è sempre di più il mezzo per trasmettere, conservare e creare l’informazione.
L’accesso alla tecnologia dell’informazione rappresenta perciò sempre più un’opportunità di conoscenza, istruzione e lavoro e acquisisce sempre maggior importanza nel modo di vivere, di lavorare e di apprendere. Si può in qualche modo equiparare l’accesso alle tecnologie ed il loro pieno utilizzo ad un diritto primario per tutti i cittadini, nessuno escluso.
Come da più parti è stato osservato, infatti, la pervasività delle tecnologie dell’informazione è un feno meno che ha un duplice risvolto. Le cosiddette categorie deboli, disabili ed anziani, rappresentano un significativo gruppo di cittadini, i cui bisogni vanno contemplati all’interno della complessiva strategia per lo sviluppo di una società basata sulle tecnologie dell’informazione nel Paese. Proprio mentre le tecnologie dell’informazione rendono possibile l’accesso a quanto finora inaccessibile, offrendo nuove soluzioni a problemi un tempo insuperabili, possono contemporaneamente generare nuovi problemi per utenti disabili o per il mondo degli anziani. Esiste, infatti, un pericolo reale che questi possano rimanere esclusi dalla società basata sulle tecnologie dell’informazione poiché spesso la tecnologia non è loro accessibile e non tutti possono così usufruire degli stessi “diritti”.
L’Europa ed il Governo hanno un chiaro ed unico obiettivo: la società basata sulle tecnologie dell’informazione deve essere per tutti. In questo contesto, il settore pubblico – con il supporto del settore privato e delle componenti della società civile, che già si impegnano a favore dei più deboli – può certamente dare un contributo decisivo per promuovere lo sviluppo di una società dell’informazione veramente aperta a tutti, ispirata all’esigenza di rispondere ai bisogni di ogni individuo, a prescindere dalla condizione sociale e dalle competenze professionali.
Questo impegno richiede l’elaborazione di specifiche politiche ispirate da un forte senso di responsabilità sociale nei confronti di quanti, ora più deboli, possano diventare più forti proprio attraverso la tecnologia.
L’esperienza dimostra che l’accessibilità delle tecnologie non può essere garantita senza un intervento attivo. Secondo le regole del libero mercato, i prodotti sono normalmente orientati a quel gruppo di clienti che rientra nella definizione di “normodotati” o “normofunzionanti”. Gli utenti che hanno bisogni speciali devono perciò adattarsi alla tecnologia anziché la tecnologia rispondere ai loro bisogni e alle loro richieste.
Accessibilità è dunque rimozione di quelle barriere virtuali che sono di fatto l’equivalente delle barriere architettoniche. Ma con una differenza sostanziale. L’intervento sulle barriere architettoniche comporta molto spesso una costosa, talvolta impossibile, opera di riadattamento dell’assetto urbano delle nostre città e un riadattamento non sempre facile di tutte le infrastrutture da quelle edilizie a quelle di trasporto e di viabilità. Quando queste infrastrutture, fondamentali per lo sviluppo del nostro Paese, sono state progettate ed implementate la sensibilità verso le categorie deboli era molto più bassa mentre la velocità dettata dalla necessità di inseguire lo sviluppo economico ha fatto sì che ci si dimenticasse delle esigenze di una categoria importante, consistente ed in crescita della nostra società.
Oggi di fronte allo sviluppo delle cosiddette “autostrade digitali” bisogna evitare che la diffusione delle tecnologie sia dettata da logiche puramente di efficienza ed economicità. Questo non solo per ragioni di equità sociale ma anche per non trovarsi, in un futuro non lontano, a dover pagare costi sociali ed economici elevatissimi per consentire l’accesso a categorie di cittadini sempre più numerose come gli anziani.
In questo contesto e al fine di definire un’azione coerente ed incisiva volta a promuovere tra disabili ed anziani il potenziale delle tecnologie, su precisa volontà del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie (3) ed in accordo con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali (4) e il Ministro della Salute (5), è stata istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie –, una Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli (3).
Il mandato della Commissione si è concentrato sulle seguenti finalità:

l’uso e la diffusione delle tecnologie dell’informazione per ridurre ed abbattere le barriere all’integrazione sociale delle categorie svantaggiate;
lo sviluppo e la diffusione di tecnologie accessibili e facilmente utilizzabili da tutti.

Il lavoro è stato svolto in stretta collaborazio ne con associazioni, operatori dell’industria ICT e amministrazioni. Le attività della Commissione hanno incluso:

un censimento a livello nazionale di tutte le iniziative locali di sviluppo di tecnologie ICT a favore delle suddette categorie attraverso un questionario attivato sul sito del Ministero della Salute e indirizzato ad ASL, capoluoghi di provincia e associazioni;
audizioni con amministrazioni e istituzioni pubbliche, operatori ICT, esperti ed associazioni;
la proposta, affidata, nella sua realizzazione, all’Ufficio Legislativo del Gabinetto del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, di un progetto di legge volto a favorire le norme per l’accessibilità dei siti Internet e delle applicazioni basate su tecnologia Internet.

Sebbene l’attività della Commissione abbia affrontato in eguale misura le problematiche legate ad entrambi i gruppi sociali, disabili ed anziani, per la complessità dei temi trattati e al fine di avviare iniziative mirate, concrete e di facile implementazione in concomitanza con il 2003 “Anno europeo dei disabili” (7), si è focalizzata, almeno in questa prima fase, principalmente sulle categorie disabili, mentre è prevista una seconda fase in cui gli anziani saranno al centro di specifiche azioni.
In Italia esiste una variegata moltitudine di iniziative e di progetti a livello locale e nazionale volte a promuovere l’uso delle tecnologie tra disabili ed anziani, ma sono diversi gli ostacoli che si frappongono ad una coerente e sistematica adozione delle tecnologie da parte di queste categorie. I passi necessari per superare questi ostacoli non sono onerosi ma richiedono la collaborazione delle istituzioni, delle associazioni e dei privati sia per promuovere la consapevolezza del valore intrinseco delle tecnologie sia per diffondere un uso sempre più diffuso dei criteri di accessibilità.
Tra le principali criticità, la Commissione ha evidenziato le seguenti:

Mancano la conoscenza e la sensibilità del pubblico, degli operatori ICT (distributori, produttori, ecc.) e spesso anche delle stesse persone svantaggiate.
Un’alta percentuale dei siti, anche istituzionali, non è accessibile ai disabili.
Non è facile trovare informazione accurata, aggiornata ed utile per selezionare gli strumenti tecnologici più adatti. La maggior parte degli utenti non sa a chi rivolgersi per avere la risposta più adeguata. Anche all’interno del mondo della sanità pubblica manca un’uniforme ed omogenea conoscenza su tutto il territorio nazionale delle potenzialità offerte dalle tecnologie. Sono poche le aree regionali che hanno sperimentato un utilizzo attivo delle stesse a supporto di progetti ad hoc.
Non esiste un efficace coordinamento dei progetti e manca un’adeguata circolazione delle informazioni su iniziative anche molto positive ma di piccole dimensioni o strettamente locali.
Non esistono dati statistici affidabili sull’uso delle tecnologie da parte dei disabili.

La Commissione ha esposto ed articolato queste criticità nel Libro Bianco che recepisce le finalità e l’impostazione delle Linee Guida del Governo per lo Sviluppo della Società dell’Informazione (8) e avanza delle proposte che vanno nella direzione di una “società dell’informazione per tutti” indicata dal Pia no di azione europeo eEurope 2005 (9).
Le indicazioni e le politiche che il Libro Bianco suggerisce sono tutte volte a rendere le tecnologie dell’informazione più accessibili. Se l’obiettivo è infatti quello di realizzare una maggiore inclusione sociale, l’immediato risultato deve essere quello di rimuovere gli ostacoli che si frappongono.
Il Libro Bianco è così organizzato:

Introduzione.
Capitolo 1. Definisce un quadro complessivo per la comprensione dei problemi relativi all’accesso alle tecnologie dell’informazione. Esplora le criticità riguardanti le opportunità ma anche le barriere relative all’uso delle tecnologie da parte di disabili ed anziani.
Capitolo 2. Illustra le definizioni di disabilità, e fornisce un quadro statistico del fenomeno in Italia. La Commissione a tale proposito ha utilizzato i dati ufficiali elaborati dall’ISTAT e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali disponibili sul sito www.handicapincifre.it.
Capitolo 3. Offre una rassegna delle principali iniziative normative e progettuali europee ed internazionali. In particolare viene messo in evidenza il percorso di sviluppo del contesto normativo europeo che ha portato alla definizione della risoluzione sulla “e-accessibilità” del Consiglio dell’Unione Europea del 14 gennaio 2003. Il capitolo contiene anche un quadro dei principali progetti di sviluppo delle tecnologie a favore dei disabili finanziati nel contesto del programma IST (5° programma quadro), anche in vista del 6° programma quadro appena avviato dalla Commissione.
Capitolo 4. Fornisce la sintesi della ricognizione effettuata dalla Commissione a livello nazionale attraverso una serie di audizioni con un campione significativo di soggetti appartenenti a Ministeri, Associazioni, ed Enti, e attraverso un questionario on- line indirizzato ai principali enti locali. La ricognizione, lungi dal voler fornire un quadro completo e organico dello stato di sviluppo delle tecnologie dell’informazione a favore dei disabili, ha comunque fatto emergere molti elementi utili per comprendere i principali problemi e particolarità della situazione italiana e ha consentito l’identificazione di una linea di azione e di una serie di priorità di intervento da proporre al Governo.
Capitolo 5. Illustra le proposte progettuali e le raccomandazioni elaborate dalla Commissione.

Annotazioni

3 Cfr. http://www.innovazione.gov.it/ita/index.shtml

4 Cfr. http://www.minwelfare.it/default.htm

5 Cfr. http://www.ministerosalute.it/

6 Decreto istitutivo della Commissione interministeriale sullo sviluppo e l’impiego delle tecnologie dell’informazione per le categorie deboli. Cfr. http://www.innovazione.gov.it/ita/intervento/normativa/dm_catdeboli.shtml

7 Il Consiglio europeo in data 3 dicembre 2001 ha proclamato l’anno 2003 “Anno europeo dei disabili”

8 Cfr. http://www.innovazione.gov.it/ita/documenti/socinfo11_06_02.pdf

9 Cfr. http://europa.eu.int/information_society/eeurope/action_plan/pdf/actionplan_it.pdf

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