La legge Stanca 20 anni dopo: l’accessibilità in pratica nelle aziende

Riportiamo una sintesi degli interventi del panel 3 dell’evento “La Legge Stanca 20 anni dopo” moderato Giovanni Iozzia (Direttore EconomyUP).

Di seguito il video degli interventi del terzo panel.

Franco Fontana (Business Assurance South Europe Services & Person Certification Manager and delegated to UNI commissions presso Intertek)

Il problema già presentato nei panel precedenti fa comprendere quanto è importante avere una terzietà, quindi qualcuno che dice in modo indipendente, quindi non in modo autoreferenziale, che attesti le competenze degli esperti di accessibilità. Quindi l’obiettivo è dare al mercato conferma o confidenza che le persone certificate siano effettivamente competenti rispetto a non qualcosa di generico, rispetto a un documento normativo dei requisiti espressi in un documento normativo.

Quindi, la difficoltà sicuramente è nel riuscire a svalicare la paura dell’esame che hanno molti professionisti. È ovvio che noi non possiamo erogare formazione, perché è vietato. Noi facciamo solo l’esame, noi dobbiamo solo valutare la competenza. È fondamentale il ruolo dei soggetti che erogano formazione, ma soprattutto il cruciale ruolo delle associazioni, perché comunque sono le principali entità che promuovono, tendenzialmente, chi ha scritto le norme, come condurre gli esami.

Roberto Villa (CSR Manager for Academia, IBM Europe & Direttore Fondazione IBM Italia)

Si è evidenziato il fatto che spesso si pensa che investire sull’accessibilità sia un costo. Mentre se noi andiamo a guardare quello che è successo storicamente, si vede che gli investimenti fatti nella ricerca nell’ambito dell’accessibilità poi hanno avuto un ritorno che è andato ben oltre il perimetro iniziale in cui ci si era focalizzati nell’ambito di quell’attività.

Se voi fate una ricerca su internet “IBM accessibility,” si arriva a una pagina in cui è elencato l’elenco di tutti i prodotti. Sono almeno 4.000, e per ciascuno di quelli è indicato lo standard di accessibilità che quei prodotti rispettano, in modo che possono essere utilizzati da persone con disabilità e in modo tale che possono essere poi inseriti in soluzioni che a loro volta rispettano i criteri di accessibilità. Un altro aspetto molto importante è che noi mettiamo a disposizione per i clienti, ma è anche disponibile sulla piattaforma open source GitHub, una metodologia di design di accessibility design in modo che chi utilizza le tecnologie IBM e non solo, perché sono appunto piattaforme aperte, possono seguire tutto lo sviluppo dalla fase di design, sviluppo, progettazione e poi test fino al rilascio, rispettando tutti quelli che sono i criteri di accessibilità. Anche questo è consultabile ed è accessibile da tutti quelli che vogliono utilizzarlo come riferimento. È disponibile gratuitamente sulla piattaforma GitHub.

Alessandro Bider (Head of customer experience presso NeN)

Abbiamo fatto un grande lavoro, anche con Roberto Scano e Fabrizio Caccavello, di miglioramento, ma anche soprattutto di formazione. Perché quello, diciamo, che nella nostra mentalità è che l’accessibilità non deve essere considerata tanto un processo quanto una vera e propria forma mentis che deve entrare nei processi aziendali. Quindi, è un percorso. Ovviamente è un percorso complesso che deve entrare nella cultura delle persone e nella cultura aziendale e deve essere considerato al pari di altri temi come possono essere la privacy, la sicurezza e altri temi assolutamente fondamentali in una cultura aziendale.

Simon Mastrangelo (CEO Ergoproject – Gruppo Digital360)

Per noi, un po’ l’accessibilità è stata la chiusura del cerchio, perché noi partiamo con una società che fa ricerca e valutazione sulla qualità dell’esperienza delle persone in generale.

Abbiamo fatto uno studio che presenteremo il primo febbraio, dove abbiamo analizzato 285 siti web e app mobile per analizzare le dichiarazioni di accessibilità. I privati con un fatturato superiore ai 500 milioni di euro sono obbligati a pubblicare una dichiarazione di accessibilità. Vi racconto due dati, poi ce ne sono molti altri che insomma, se vorrete, potrete vedere quando ne parleremo il primo febbraio. Nel 32% dei casi, non abbiamo trovato la dichiarazione, pensavamo che la consapevolezza normativa fosse più alta, soprattutto rispetto a un segmento di soggetti privati ristretto, perché parliamo di quelli con un fatturato di 500 milioni di euro che normalmente hanno degli uffici che sono dedicati a essere aggiornati rispetto a quello che è l’obbligo normativo. In più, è più di un anno che è scaduto l’obbligo che avevano. Dunque, questa cosa c’è, ma la cosa che ci dispiace di più è che nel 16% delle dichiarazioni pubblicate non viene riportato il meccanismo di feedback.

Emiliano Pecis (Dirigente InfoCert. Head of Factory – Business Line)

Quando si fa un prodotto veramente accessibile, prima di tutto ha un audience maggiore. Ma poi, dal punto di vista banalmente di SEO, di ricerca nei motori di ricerca, si attesta prima rispetto ad altri, va ad aiutare un po’ tutti.

L’idea che l’intelligenza artificiale o un singolo, una singola linea di codice, che automaticamente possa possa risolvere il problema. Non è così: il discorso principale è che dobbiamo partire dalla fase di design, non dalla parte di runtime. Cioè, in fase di design, dobbiamo pensare a fare, appunto, il più accessibile possibile la nostra la nostra applicazione, non ci sono scappatoie o scorciatoie che possono risolvere la situazione. Abbiamo lavorato su una specifica applicazione e l’idea è quella di metterla a fattor comune con tutte le altre applicazioni, quindi lavorare sul nostro design system e far sì che poi tutti questi oggetti, appunto come dei mattoncini LEGO e che abbiamo reso accessibili poi possano essere riutilizzati anche dalle altre applicazioni.

Mauro Musarra (CEO e Founder Algor Education)

Algor Education offre diverse modalità di accessibilità. Ad esempio, converte testi in mappe concettuali, ideali per gli studenti che apprendono meglio in modo visuale. Abbiamo anche introdotto una modalità di presentazione che crea video lezioni a partire dalle mappe concettuali, offrendo un’esperienza più completa. Inoltre, supportiamo la lettura tramite sintesi vocale, il caricamento di foto di libri cartacei e la trascrizione audio per aiutare gli studenti con difficoltà nella scrittura o nell’apprendimento.

Algor Education si è evoluto per soddisfare le diverse esigenze degli studenti, diventando una risorsa preziosa per l’educazione inclusiva. Mentre il nostro mercato principale è il B2C, abbiamo anche collaborazioni con scuole, università e case editrici per distribuire la nostra piattaforma. Quindi, in breve, Algor Education si impegna a rendere l’istruzione più accessibile e inclusiva per tutti gli studenti.

Video degli interventi del panel 3

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Fabrizio Caccavello

Web Accessibility Expert - User Experience Designer. Mi impegno nello studio della semplificazione dei layout come valore aggiunto e imprescindibile nello sviluppo di progetti accessibili e conformi agli standard. Mi occupo di Responsive Web Design, tecnica di progettazione per il web multipiattaforma e multi device. Consulente Super Senior in Accessibilità in Agenzia per l'Italia Digitale Membro della commissione e-Accessibility di UNINFO e coordinatore del gruppo di lavoro "Traduzioni e adozioni" Membro del Consiglio direttivo di IWA-Italy