Meditazioni e declamazioni varie

Pensate al testo ALT come ad un’opportunità commerciale, che vi offre uno strumento semplice e di facile applicazione, per mezzo del quale potrete comunicare meglio con una porzione di utenti, che altrimenti potrebbe non afferrare il vostro messaggio. O, come qualcun altro ha osservato: Sul Web, l’accessibilità esiste come parte del progetto – eliminarla rappresenta per voi un costo supplementare. Vediamo davvero troppi esempi di approccio negativo al testo ALT, da parte di autori che sembrano considerarlo soltanto come un’incomprensibile scocciatura per ottenere una monotona conformità formale ad una certa norma legalistica, per la quale non nutrono alcuna simpatia: con un simile atteggiamento non fanno altro che gettare dalla finestra un’opportunità di guadagno ed ottenere la concreta garanzia di conseguire risultati inferiori.

Io non sto pretendendo qui di offrire l’unica e sola risposta corretta ad ogni situazione particolare discussa. In ciascun caso potrà esservi un’intera gamma di soluzioni per convogliare il messaggio desiderato verso qualsivoglia genere di lettore. Potrà del pari esservi un ampio spettro di pretese soluzioni (come visto ripetutamente sul Web) che in modo del tutto non necessario fallisce in una considerevole varietà di situazioni di navigazione: nessuno può ragionevolmente trovare qualcosa da ridire in una situazione in cui la natura del materiale medesimo impedisce che esso sia utilizzabile – quel che invece si sta qui criticando è il rendere ottusamente inaccessibile un materiale che è intrinsecamente accessibile.

Il mio scopo principale è stato quello di portare l’argomento alla luce del sole; di provocare ulteriori discussioni ragionate; e di applicarmi ai molti incomprensibili testi ALT che mi capita di vedere sul Web. Nel fare ciò, spero anche di dimostrare che la più volte ripetuta pretesa – che “sviluppare anche per gli utenti in modalità solo testo ci costerebbe un’irragionevole sforzo supplementare che non siamo in grado di sostenere” – è un errore: tale pretesa sembra plausibile soltanto se non sapete cosa state cercando di dire ai vostri lettori e se avete confuso gli aspetti particolari della presentazione (che comunque non possono essere strettamente controllati scrivendo HTML per il Web) con il contenuto del vostro messaggio.

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Informazioni sull'autore

Michele Diodati
Michele Diodati
Sarò breve. Nabbi... o nacqui - scegliete la forma che preferite - a Caserta nel 1964. (... E questa è una delle pochissime volte che la città di Caserta viene nominata senza alcun riferimento ad attività criminali e fatti di camorra.) Di padre medico e madre insegnante, ho seguito studi filosofici, laureandomi a Napoli nel 1989. Dal 1989 al 1991 ho vissuto a Milano, svolgendo i lavori più disparati: da impiegato in una cartiera, fallita dopo tre mesi - non per colpa mia - a banconiere in un negozio di frullati in Corso Buenos Aires, fino ad agente immobiliare in un cantiere di Noviglio. Per la maggior parte del tempo però ho lavorato come professore itinerante: italiano, latino, greco e filosofia a domicilio, per studenti con qualche brutto voto da cancellare. I miei primi approcci con l'informatica sono datati 1984, anno in cui comprai un Commodore 64 ed imparai i primi rudimenti del Basic. Al 1993 risalgono i primi guadagni ottenuti per mezzo di strumenti informatici (manifesti pubblicitari e disegni per specchi, realizzati con CorelDRAW 3.0). Da gennaio 1996 risiedo a Roma, città nella quale ho trovato - oltre ad un inquinamento e ad un traffico micidiali - anche numerose e importanti occasioni di lavoro e di crescita professionale, nonché un patrimonio artistico e culturale inimitabile, che non basterebbe una vita intera per conoscere completamente e che mi fa sentire ricco, nonostante le tasse che quest'anno mi tocca pagare! Sono sposato felicemente (ma sì, vah...) dal 1997. Per ora purtroppo non abbiamo figli bipedi, ma da agosto 1999 abbiamo una bellissima figlia quadrupede, forse un po' scura di carnagione ma affettuosissima: è Smilla, una cagnolina abbandonata dai soliti stronzi - scusate, non ho trovato termine migliore! - su una montagna nei pressi di Frosolone, in Molise. Ci imbattemmo in lei durante una passeggiata e ci chiese cortesemente, ma fermamente, di adottarla. Così abbiamo fatto e da allora siamo inseparabili!

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