In principio erano bit

I computer “ragionano” attraverso il linguaggio binario fatto di 0 e 1, linguaggio incomprensibile per quasi tutte le persone che ogni giorno riescono comunque ad utilizzare abilmente il proprio PC per le attività più disparate. Questo perché, per poter consentire un uso di massa del computer senza dover essere programmatori, sono stati introdotti dei sistemi che consentono di mediare e umanizzare il dialogo tra utente e calcolatore: le interfacce.

Chiaramente non si parla di interfacce esclusivamente in ambito informatico. Il termine deriva dal latino:inter facies, fra le facce. E’ un qualcosa che si inserisce fra entità, sistemi, cose o persone diverse tra loro mettendoli in grado di comunicare.

Qualsiasi strumento che ci permette di interagire con il mondo circostante nel modo più adatto alle nostre caratteristiche fisiche e sensoriali, può essere considerato un’interfaccia: ha un ruolo di intermediazione tra ambienti che utilizzano norme e codici differenti.

Restringendo il campo all’ambito informatico, l’interfaccia uomo-computer è tutto ciò che sta tra l’utente e l’elaboratore centrale e possono essere di tipo  hardware o software. Nel primo caso si tratta dei dispositivi fisici come la tastiera, la stampante o il mouse. Nel secondo invece ci si riferisce al modo in cui un programma si presenta e permette di essere utilizzato, ad esempio tramite la sua presentazione grafica, i menù, le icone ed i pulsanti. Nonostante entrambi svolgano un ruolo di mediazione, nell’hardware questa mediazione è prettamente di tipo fisico, nei software invece è ad alto contenuto simbolico.

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