Human Computer Interaction

La Human Computer Interaction (HCI), nata da poco più di dieci anni, si occupa dei problemi connessi alla progettazione di interfacce uomo-macchina, cercando di offrire utili strategie e suggerimenti nel tentativo di rendere possibile un’efficace interazione fra l’utente ed il computer. Più che una vera e propria disciplina costituisce un ambito interdisciplinare di ricerca. Questo settore di studi è nato nel momento in cui i ricercatori si sono resi conto che i problemi relativi all’organizzazione e alla gestione del lavoro, la salute, i fattori neuro fisiologici e i fattori ambientali possono influenzare l’interazione uomo-computer. Ad occuparsi di questi problemi sono discipline quali l’ergonomia cognitiva, la psicologia, le scienze cognitive, la semiotica, la fisiologia, l’informatica e l’industrial design.

Le ricerche inizialmente presero il nome di man-machine-interaction e successivamente divennero l’attuale disciplina human-computer interaction, in riconoscimento al particolare interesse verso i computer e i loro utilizzatori.

Dunque la HCI si è evoluta partendo da discipline di vari settori. La computer graphics ha contribuito molto nella creazione di nuove tecniche di interazione tra l’uomo e il computer, ad esempio sviluppando sistemi come il CAD o il CAM (rispettivamente Computer Aided Design e Computer Aided Manifacturing) che permettono di “manipolare” oggetti virtuali come se fossero presenti realmente nelle mani dell’utente.

L’ingegneria industriale è nata agli inizi del XIX secolo per cercare di aumentare la produttività industriale. Questo attraverso la progettazione di strumenti che riducessero la fatica dei lavoratori e di ambienti che garantissero una migliore qualità della vita. L’utilizzo di sistemi computerizzati si addice perfettamente a questo scopo.

La psicologia cognitiva ha orientato i suoi studi verso l’uomo, inteso come elaboratore di informazioni ed esecutore di compiti. Gli psicologi cognitivisti si sono concentrati sulla capacità dell’uomo di apprendere l’uso dei sistemi, sul trasferimento di queste conoscenze, sulla rappresentazione mentale dei sistemi e sulle prestazioni dell’uomo nell’interazione uomo-computer. Gli stessi principi sono stati poi applicati alla HCI.

Un’altra area di ricerca che ha influenzato lo sviluppo della HCI è l’information science and technology. La tecnologia ha avuto profondi effetti nel modo in cui l’informazione può essere immagazzinata, consultata e utilizzata e di conseguenza sull’organizzazione dell’ambiente di lavoro.

Anche la linguistica da il suo contributo all’HCI, ad esempio nello studio delle interfacce che utilizzano il linguaggio naturale, per cui è fondamentale comprendere la struttura sintattica e semantica della conversazione umana.

Ma il campo della HCI è talmente ampio da coinvolgere anche molte altre discipline, tra cui la usability e l’ergonomia. Quest’ultima apporta il suo contributo all’HCI attraverso la determinazione delle costrizioni del design dei sistemi e suggerendo specifiche linee giuda e standard da osservare in fase di progettazione.

I computer sono diventati strumenti che sono utilizzati non solo da esperti, ma da una vasta gamma di utenti per scopi lavorativi, ludici ed educativi. Questo fenomeno ha indotto i progettisti a studiare dei sistemi computerizzati che si adattino ai diversi tipi di bisogni che un utente può avere. Perché un computer diventi un prodotto di consumo dovrebbe essere ben progettato, ma questo non significa giungere fino ad una progettazione personalizzata per il singolo utente, ma venire incontro ai bisogni e alle capacità di classi di fruitori.

Gli obiettivi della Human Computer Interaction sono quelli di costruire sistemi computerizzati che siano utili, sicuri, usabili e funzionali. Nonostante non esista una teoria generale e unificata della HCI, c’è comunque un principio fondamentale che la riguarda: le persone utilizzano il computer per svolgere dei compiti (il termine deve essere interpretato in modo generico e non strettamente connesso al lavoro). Quindi nel processo sono coinvolti principalmente tre “elementi”: l’uomo, il computer e l’attività da svolgere. Il sistema deve supportare l’utente nel portate a termine i suoi compiti e questo porta a galla un quarto elemento: l’usabilità. Se il sistema forza l’utente e lo mette in difficoltà nello svolgimento del suo compito, questo significa che non ha un buon grado di usabilità.

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Alessandra Verzelloni
Alessandra Verzelloni
Parlare di me? Bella sfida! Tanto per cominciare vivo nella "placida" Milano e collaboro come Web Marketer per il Gruppo Prometeo S.p.A. (società di mediazione creditizia). Nutro una sfrenata passione per i felini, le piante carnivore ed i balli caraibici. Internet mi ha appassionata da subito ed ho maturato un particolare interesse nei confronti della Web Usability nel corso di un'esperienza lavorativa presso l'area Web dell'agenzia di comunicazione Antea. In questa sede ho imparato che non basta una grafica accattivante, magari arricchita da qualche animazione, perché il successo di un sito dipende da diverse variabili ed una di queste è senz'altro l'usabilità. Così ho svolto la mia tesi sulla Web Usability (mi sono recentemente laureata in Relazioni Pubbliche) ed ho anche avuto modo di approfondire il tema dell'accessibilità. Per saperne di più ho "scocciato" diverse persone del mondo Usabilità/Accessibilità. Ora che gli studi si sono conclusi, mantengo vivo il mio interesse per questi argomenti, anche perché la Rete continua ad appassionarmi ed incuriosirmi, tant'è le ferie dal Web non riesco proprio mai a prenderle.

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