Cosa non fare: menu e voci di navigazione

Anche se rispettiamo le convenzioni di formattazione, acronimi e abbreviazioni non sono adatti a essere usati come voci nei menu di navigazione per almeno una semplice ragione: sono puro ostrogoto per chi non è già un esperto della materia.

Il che rende il menu semplicemente incomprensibile: le voci non riescono a predire all’utente quale sarà la destinazione della pagina, condizione indispensabile di ogni buon link. Certo, l’utente può posizionarsi sulla voce di menu per far comparire un fumetto esplicativo, ma è un’azione ulteriore: non è detto che l’utente sappia della convenzione, né che comunque lo faccia. Preferisce esplorare visivamente la pagina, e si aspetta che ciò che riguarda la navigazione sia comprensibile senza ulteriori sforzi.

Anche se lo facesse, si porrebbe il problema di quale informazione presentare, ovvero quale attributo title preferire: quello dell’elemento A o quello dell’elemento ABBR (o ACRONYM)? In caso di presenza di entrambi i title, Explorer privilegia quello dell’elemento più interno:in ogni caso una delle due informazioni non viene presentata.

Infine, anche qualora utilizzassimo una sigla molto conosciuta, un menu composto dalla sola sigla (abbreviazione od acronimo che sia) non ci direbbe comunque cosa troveremmo nella pagina di destinazione: una spiegazione della sigla? Una sezione che ci parli dell’argomento? Specifiche tecniche? O che altro? Dovremmo affidarci a dei title particolarmente esplicativi, ma naturalmente è molto meglio se la destinazione si capisce a partire dalla sola lettura del link. La conclusione è una sola: una semplice sigla (abbreviazione o acronimo) non è una buona label di navigazione.

C’è un’eccezione a questa regola: le sigle e gli acronimi possono ragionevolmente essere usate come voci di menu, previe opportune verifiche, esclusivamente in siti molto targetizzati e con utenza molto specialistica, come alcune intranet o come i siti di supporto agli help-desk telefonici, dove operatori esperti riconoscono certamente il significato di quelle espressioni, e, anzi, esse aiutano la sintesi e l’efficacia nella ricerca di informazioni. In ogni caso questi elementi non devono essere usati come voci di navigazione quando il sito intende rivolgersi ad un’utenza ampia, e abbia scopi comunicativi o divulgativi al di fuori di una cerchia specialistica di utenti controllati.

Condividi:

Maurizio Boscarol

Psicologo e informatico, Maurizio Boscarol si laurea in comprensione dei testi. Dopo una decennale esperienza nel campo della comunicazione tradizionale si dedica al web, dove dal 2000 idea e gestisce www.usabile.it, il primo sito italiano di divulgazione e consulenza sull'usabilità. Come libero professionista si dedica alla consulenza sui temi dell'accessibilità, dell'usabilità e degli standard web per web agency italiane, collaborando a importanti progetti nazionali. Si occupa di formazione sugli stessi argomenti per enti pubblici e privati. La sua personale convinzione è che usabilità e accessibilità non siano in conflitto con la comunicazione e il design, e tenta di dimostrarlo nel suo lavoro, nei suoi articoli e nelle sue consulenze.