Prove INVALSI digitali 2018: i risvolti del non accessibile

Prove INVALSI digitali 2018: i risvolti del non accessibile

Per tutti quelli seguono le vicende delle prove INVALSI l’annuncio che finalmente nell’anno 2018 si svolgano attraverso una webapp è sembrato un salto verso l’innovazione.

Peccato che solo dopo pochi minuti di visualizzazione delle demo presenti a questo indirizzo è stato subito evidente che si tratta di un salto verso l’innovazione, ma anche di un salto verso il buio.

In questo articolo si vuole evidenziare, partendo dall’analisi dell’accessibilità, quanto questo formato delle prove INVALSI sia l’evidenza che non è sufficiente andare verso il digitale con una cosa qualsiasi, perché quello che si può ottenere è un complessivo peggioramento del servizio che sti sta fornendo.

Partiamo dall’inizio. Le prove INVALSI 2018 sono state implementate in modalità non accessibile. Non rispondono quindi ai requisiti di accessibilità enunciati nella Legge 4/2004 e successive modificazioni.

Non è l’obiettivo di questo articolo fare una analisi approfondita dell’accessibilità di questa piattaforma. È sufficiente prendere atto che mancano alcuni requisiti fondamentali legati all’accessibilità:

  • mancanza di struttura della pagina (titoli H1, H2 ecc);
  • mancanza o errata utilizzazione delle etichette (label) dei campi di input;
  • nessun supporto o guida alla compilazione attraverso i comandi WAI-ARIA;
  • presenza di immagini (tutte) senza contenuto alternativo;
  • presenza di testo nelle immagini con un corpo troppo piccolo;
  • ingrandimento dei caratteri che provoca scorrimento della pagina in orizzontale;
  • presenza di testi giustificati;
  • presenza di elementi con insufficiente contrasto di colore;
  • presenza di doppi o tripli scrolling verticali sulla stessa pagina;
  • presenza di contenuti e comandi ambigui;
  • assenza completa di marcatori testuali nei contenuti.

Tutto questo sarebbe già sufficiente a far intuire che questa piattaforma digitale, più che aiutare le persone a espletare un test richiesto (tra l’altro in questo caso a un soggetto minorenne), potrebbe invece creare disagi, problemi, ostacoli e addirittura rendere del tutto impossibile l’esecuzione della prova.

Le problematiche di accessibilità riguardano molte persone, e non solo i disabili. Come si continua a ripetere da anni negli eventi formativi e divulgativi tali problematiche riguardano percentuali di utenti elevatissime: 30%, forse il 40% o forse anche di più. Sarebbe giusto dire che l’accessibilità riguarda tutti, e soprattutto è bene evidenziare che anche un solo problema di accessibilità può rendere la piattaforma completamente inaccessibile.

Per esempio, un utente con problemi visivi o uno con computer obsoleto potrebbe avere difficoltà a percepire quelle aree con scarso contrasto di colore; uno con miopia, o con monitor troppo piccolo potrebbe trovarsi costretto a modificare costantemente la dimensione dei caratteri; uno con difficoltà di accesso al contenuto potrebbe impiegare un tempo molto più lungo del previsto a comprendere il testo per mancanza di marcatori testuali (grassetti, capitoli, spazio tra i paragrafi ecc).

A proposito di tempo, trattandosi di un test INVALSI, eseguito appunto a tempo, ci dovremmo occupare anche di quanto tempo, i piccoli problemi di accessibilità possono rubare alle persone durante l’esecuzione delle prove. Basti pensare a chi sarà costretto ad agire costantemente sullo zoom dei caratteri in un continuo balletto avanti e indietro. Verosimilmente una buona percentuale del tempo sarà rubato da questa procedura, senza contare quanto possa essere frustrante e quanto queste frustrazione possa influire negativamente sullo svolgimento della prova stessa.

Di questi esempi se ne potrebbero fare decine, forse centinaia.

L’argomento dedicato alle disabilità certificate sarebbe centrale se si parla di accessibilità. L’INVALSI senza alcuna remora etica e sociale, chiude questo argomento con disposizioni quasi agghiaccianti: per le persone cieche c’è il braille, quelle con DSA in qualche modo faranno, per i disabili in genere se la vedranno le scuole inventandosi qualcosa.

Ma l’accessibilità non riguarda solo gli utenti e le loro caratteristiche psicofisiche, riguarda anche le modalità e gli strumenti che usano per l’accesso ai contenuti. E qui si entra in un capitolo nuovo.

Le prove INVALSI, si dice, saranno espletate usando le dotazioni informatiche della scuola, addirittura organizzando le classi a turni per accedere alle aule di informatica. Chi garantirà che i computer stessi siano idonei allo svolgimento delle prove? Chi garantirà che i computer abbiano software aggiornati, monitor adeguati, tastiere e mouse correttamente funzionanti, connettività stabili. Chi garantirà che sul computer durante la prova non parta 10 volte l’aggiornamento dell’antivirus, quello di applicazioni remote o altre funzioni del genere?

Chi garantirà che i computer stessi non siano discriminanti tra un utente e l’altro perché magari a uno più sfortunato capiterà un computer che si blocca o che ha il monitor più scarso?

Insomma, percorrendo i temi dell’accessibilità stiamo arrivando alla conclusione che è molto probabile che questa modalità di convertire una strategia di valutazione nata in analogico in digitale non farà altro che aggiungere problemi su problemi, e purtroppo, quelli che in questo articolo sono stati chiamati utenti, persone, sono in realtà ragazzi minorenni che sono messi di fronte a una prova per loro impegnativa e discriminante per l’accesso agli esami.

Ma c’è anche un’ultima considerazione da fare, sempre estendendo il campo di dominio dell’accessibilità. Realizzando un’applicazione accessibile si deve tener conto che gli utenti potranno accedere con qualunque dispositivo in grado di accedere.

L’INVALSI in questo specifica fin da subito che si tratta di una piattaforma “computer based”, cercando di trasformare un difetto in un pregio. Infatti è vero che si tratta di un’applicazione web da utilizzare con il computer, ma per il semplice fatto che probabilmente l’accesso da dispositivi mobili sarà molto complicato, se non del tutto compromesso.

L’acronimo utilizzato e non specificato di CBT dovrebbe essere “Computer Based Training”, riguarda quindi una fase di tirocinio di addestramento e non una fase di test. Ci si deve quindi chiedere quale training la scuola digitale italiana sia riuscita a fare ai suoi studenti prima di arrivare a questa fase di test.

Probabilmente si è pensato che la sola esposizione di una demo un mese prima del test potesse essere sufficiente a completare un adeguato training. Questo discorso non sia confuso con l’apprendimento, non è la conoscenza degli argomenti che farà superare le difficoltà di accessibilità.

Insomma è come dire che per partecipare a un campionato di scacchi sia sufficiente effettuare una sola partita prima di partecipare all’evento, perché tanto le regole degli scacchi sono state studiate a memoria.

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Informazioni sull'autore

Fabrizio Caccavello
Fabrizio Caccavello

Web Accessibility Expert - User Experience Designer. Mi occupo di standard, accessibilità e strategie per il web, di HTML/CSS e di sviluppo di applicazioni desktop e mobile. Mi impegno nello studio della semplificazione dei layout come valore aggiunto e imprescindibile nello sviluppo di progetti accessibili e conformi agli standard.
Mi occupo di Responsive Web Design, tecnica di progettazione per il web multipiattaforma e multi device.
Consulente Super Senior in Accessibilità in Agenzia per l'Italia Digitale
Membro della commissione e-Accessibility di UNINFO e coordinatore del gruppo di lavoro "Traduzioni e adozioni"
Membro del Consiglio direttivo di IWA-Italy
Fondatore di Akebia - internet experience

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