Pornografia accessibile per chi non vede

Premessa

Ciao a tutti,

in merito all’articolo di Roberto Mancin vorrei evidenziare due aspetti secondo me fondamentali:

  1. L’articolo propone un punto di “vista” che ai più sfugge, e lo fa in maniera molto accorta ed oculata; leggendolo ho avuto l’impressione che Roberto Mancin abbia soppesato non poco ogni parola prima di inviarmi l’articolo in visione;
  2. Chiunque di noi che si occupa di accessibilità – in fondo chiunque faccia Web – non dovrebbe forse basare il proprio lavoro sulle esigenze degli utenti? Non dovrebbe far questo chi crea un sito per una PA? E non dovrebbe far questo chi ne crea uno per un’azienda?

Ecco perché ho deciso di pubblicare su Webaccessibile.org l’articolo di Roberto Mancin, perché è scritto con garbo e perché affronta un argomento che può non piacere a tutti, ma rientra nell’interesse anche di molti disabili.

Troppo spesso sul Web si parla di fette di mercato, di audience o di target… spesso ci si dimentica che il mercato è fatto da/di uomini, e che il Web dovrebbe avere gli utenti come punto di riferimento privilegiato; in quest’ottica penso che l’articolo in questione possa risultare un utile spunto.

Ciao, Roberto (Castaldo)


Nello scrivere questo articolo non ho espresso giudizi morali o pareri di civiltà riguardo la pornografia, né mi sono sognato di giustificare e santificare utenti con disabilità visiva. Il tema principale è *la percepibilità dei contenuti Web visivi*. Se questo tema viene applicato alla porno-grafia, alla geo-grafia, all’eco-grafia fetale, alla critto-grafia o alla calli-grafia cambia poco, nella sostanza.

Ho deciso di sfruttare il sito www.pornfortheblid.org giacché geofortheblind, ecofortheblind attualmente non esistono. Inoltre per attirare l’attenzione sul tema “percepibilità delle informazioni multimediali” è opportuno parlare di sesso dato che agli italiani interessano soprattutto le cose che iniziano per “s“, ovvero sesso, sport, soldi, salute, scandali e sangue. Almeno cosi’ hanno detto a Padova Piero Angela e Massimo Marchiori


Grazie a Internet la gag si avvera!

Vi ricordate il film del 1984 “Il ragazzo di campagna” con il giovane Renato Pozzetto nella parte di Artemio? Memorabile l’episodio in cui accompagna un amico cieco, interpretato da Enzo Cannavale, in un cinema a luci rosse e tenta di descrivergli le scene! Sembrava una barzelletta, una trovata surreale e spiritosa, ed invece *grazie a Internet oggi anche chi è cieco può accedere ai contenuti multimediali tradizionalmente off-limits per chi non vede.*

Il merito è di “Porn for the blind” un’organizzazione no-profit che, grazie al volontariato del popolo della rete, sta creando un database di .mp3 contenenti audio-descrizioni di videoclip a luci rosse.

Peccato che la qualità…

Il limite maggiore di questo progetto è legato alla qualità dei donatori di voce “normo-dotati”. Gli utenti del servizio infatti si lamentano della freddezza dei commenti e del fatto che vengono descritti particolari irrilevanti per una persona cieca quali il colore dei capelli o degli indumenti degli attori “diversamente-dotati”. Sarebbe opportuno invece che i volontari “normo-dotati” fossero più entusiasti per il loro nobile e difficile servizio e che non trascurassero informazioni più percepibili come quelle tattili ed olfattive. Purtroppo descrivere un’immagine o un filmato è estremamente difficile giacché dipende molto dal contesto e dai destinatari.

L’importanza del gioco

Questa goliardia apre un discorso veramente importante per tutti noi: *quello della multimodalità dei contenuti multimediali on-line*.

Il requisito 18 dell’ All. A del Decreto Ministeriale 8 luglio 2005 di attuazione della legge Stanca riguardo ad applicazioni Internet dice:

quote:


Nel caso in cui un filmato o una presentazione multimediale siano indispensabili per la completezza dell’informazione fornita o del servizio erogato, predisporre una alternativa testuale equivalente, sincronizzata in forma di sotto-titolazione o di descrizione vocale, oppure fornire un riassunto o una semplice etichetta per ciascun elemento video o multimediale tenendo conto del livello di importanza e delle difficoltà di realizzazione nel caso di trasmissioni in tempo reale.


Mi hanno detto che i dialoghi di queste opere multimediali sono pochi e ripetitivi; per cui, per accedere completamente alle informazioni, i sottotitoli non sono necessari. Per rispettare il requisito 18 invece la descrizione vocale del filmato deve essere predisposta.

E’ alquanto raro comunque che una PA voglia rendere fruibile via Web il proprio archivio di filmati di questo genere (forse il Dipartimento di Cinematografia di qualche Università). Fortunatamente, ho sentito dire che quasi mai è necessario sbobinare ore di film. Basta fornire al navigante un breve preview audio sufficiente per valutare la qualità del contenuto e della descrizione.

Insomma: un sito porno, per non escludere nessun utente e per fregiarsi del bollino CNIPA, deve seguire i 22 requisiti della normativa italiana.

A chi interssa?


Alcuni diranno che il target dei siti porno non include molti cybernauti che usano il tatto o l’udito per navigare.

Osservazione pertinente. Infatti un sito porno dovrebbe essere PURO(1) anche per favorire il mercato dei D-User (persone disabili) costituito da persone con menomazioni motorie e uditive congenite o acquisite, le quali, per motivi economici, culturali e fisici devono sublimare le naturali fantasie. E’ importante ricordare che i D-User sviluppano più della norma la fantasia; in genere hanno più tempo, una maggiore capacità di spesa ed una minore capacità di “Operare” autonomamente con lettori DVD, spesso usabili ma raramente accessibili.

Per molti D-User preferire la realtà virtuale è una necessità giacché il mondo fisico è pieno di barriere architettoniche, sensoriali e culturali; ad esempio è scomodo, per non dire umiliante, dover dire ad un volontario o un familiare quale DVD si desidera rivedere. Nel cyberspazio invece è più facile essere autonomi e relazionarsi alla pari.

Il mercato degli utenti disabili (D-Users)

Altra obiezione si basa sulla sottostima del numero di utenti disabili e sulla conseguente insignificatività del mercato da questi creato.

A questa debole giustificazione si può ribattere parafrasando il seguente paragrafo di Antonio Volpon:

quote:


Che tipo di disabilità prendere in considerazione dipende dal pubblico del vostro sito, ma non dimenticate che in linea generale una persona disabile interagisce con qualunque tipologia di sito. Potreste pensare, ad esempio, che un cieco non userà mai un sito che vende libri, ma questo è lontano dall’essere vero. E se vuole regalare il libro ad un amico: potete permettervi di escluderlo dalla lista dei vostri clienti?


Potrei dire: “E se tutti i membri e simpatizzanti dell’OSI dell’UIC (Osservatorio Siti Internet dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) decidessero di regalarmi un DVD con contenuti adatti ai miei gusti? Chi si può permettere di trascurare questa possibilità?

Oggi comunque forse è lecito trascurare il mercato dei D-User, ma se la legge cambiasse e diventasse un pelino più rigorosa e l’accessibilità delle informazioni, di tutte le informazioni, diventasse un dovere etico irrinunciabile per tutti? Comunque la legge può solo aiutare.

E’ urgente e necessario uno sforzo pedagogico per insegnare a curare l’accessibilità dei servizi e *soprattutto dei contenuti*.

Ora forse sto esagerando e sognando (sorriso).

Meditate gente, meditate!

Roberto “Fox”

http://blog.panorama.it/hitechescienza/2008/05/01/porno-su-internet-adesso-anche-per-i-non-vedenti/
http://blogyourmind.libero.it/index.php/2008/porno-per-ciechi
http://www.dgmag.it/sesso/mp3-erotici-per-non-vedenti-12727

1)

  • Perceivable: almeno un senso (vista, udito, tatto) deve bastare;
  • Understandable: le informazioni devono essere comprensibili;
  • Robust: informazioni percepibili e comprensibili anche nel futuro;
  • Operable: l’interfaccia deve essere controllabile.

da http://www.w3.org/TR/WCAG20/#guidelines

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