L’ipovisione e l’accessibilità, un difficile compromesso

L’ipovisione è una forte riduzione dell’acuità visiva causata da patologie sia infettive che genetiche, o procurata da altre malattie che non coinvolgono direttamente l’apparato visivo.

Per cercare di capire meglio come Internet e le nuove tecnologie potrebbero essere d’aiuto alle persone  ipovedenti, ne abbiamo parlato con Massimiliano Martines, membro della commissione Osservatorio Siti Internet (Osi) che vive quotidianamente questa esperienza.

Massimiliano Martines è attivamente impegnato su questo fronte dalla primavera del 2000 e lavora con l’Unione Italiana Ciechi, nella commissione suddetta e della quale si possono avere informazioni dettagliate alla URL:

http://www.uiciechi.it/osi/index.asp

 

Quali sono le principali difficoltà che incontra una persona ipovedente nella vita quotidiana?

L’individuo che si trova ad affrontare tale situazione è sottoposto ad una continua ricerca per trovare la condizione ottimale, in modo tale da sfruttare a pieno il residuo visivo. Questo concetto si applica sia alla visione ambientale, sia a quella ravvicinata. Non bisogna dimenticare che il processo sopra descritto, si realizza in maniera direttamente proporzionale, in relazione alle condizioni ambientali esterne che la persona si trova ad affrontare in quel determinato momento.


L’introduzione delle nuove tecnologie, se da un lato può rivelarsi un utile strumento di integrazione e di inserimento, dall’altro ha creato dei nuovi problemi di adattamento ed orientamento agli utenti ipovedenti.
Quali sono le difficoltà che persone affette da ipovisione incontrano nell’utilizzo delle tecnologie dell’informatica e del web?

L’utilizzo dell’informatica e del web in particolare, ha accentuato lo sforzo di adattamento. Negli ultimi anni le pagine web sono state riempite con elementi diversi dalle semplici informazioni. Ad esempio, oggi quando si accede ad un portale, ci si trova davanti ai banner pubblicitari, scritte in movimento, colori che cambiano in continuazione etc.

Alcuni siti sembrano essere progettati in funzione della pubblicità che dovranno ospitare, quindi il costruttore parrebbe essere obbligato a “peggiorare” l’accessibilità dei propri contenuti.


Cosa è possibile fare in concreto per migliorare l’accessibilità dei siti web e rendere l’informazione più fruibile alle persone ipovedenti?

Rendere un sito accessibile ad un ipovedente è onestamente complicato, a causa della molteplicità delle patologie esistenti.

Però si possono fare molte cose:

  • utilizzare caratteri e font più leggibili
  • preferire sfondi più contrastati rispetto al testo
  • non sacrificare gli spazi per il posizionamenti dei link e degli oggetti
  • adottare tag alt esplicativi sulle foto e sugli oggetti attivi
  • consentire l’attivazione delle funzioni di accesso facilitato dei browser
  •   posizionare in modo ravvicinato i tag nei form di compilazione per agevolare l’orientamento di coloro i quali utilizzano software di ingrandimento
  • disporre gli elementi nella pagina in modo razionale, per permettere un più rapido ed agevole raggiungimento delle informazioni
  • permettere la personalizzazione del sito, in modo tale che l’ipovedente possa adattare la visualizzazione dei contenuti secondo le proprie esigenze visive.

Questa ultima è solo una delle strade percorribili, tra l’altro so perfettamente che per certi versi è la più complicata perché richiede un grosso lavoro su lato server, però per gli utenti meno esperti, che non sono avvezzi a dover per così dire “smanettare” con il pc, potrebbe essere una grossa facilitazione.       


Ci sono degli esempi concreti o delle esperienze che si muovono seguendo le indicazioni che abbiamo appena citato?

Fortunatamente esempi che vanno in questa direzione c’e ne sono, però il lavoro da realizzare è lungo e molto duro: bisogna far cambiare la mentalità a chi li progetta. La maggior parte di costoro, sono infatti convinti che, un sito complicato e di difficile accesso sia esteticamente accattivante e che al contrario, un sito accessibile debba necessariamente essere poco attraente o brutto. Ciò non corrisponde a verità, se ne può ottenere uno assolutamente attraente e bello, rispettando la logica dell’accessibilità.

 

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Patrizia Bertini
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