L’elemento image in HTML 5

Traduzione dell’articolo “The HTML 5 Image Element” di Gez Lemon del 29 agosto 2007

L’attributo longdesc

Uno degli aspetti rimarchevoli riguardanti l’attuale draft di HTML 5   è l’abbondanza di esempi su come specificare testi alternativi per le immagini, anche se alcuni di essi sono errati. Il testo alternativo dovrebbe essere conciso, ed un’eventuale descrizione più lunga dovrebbe essere fornita – se necessaria – mediante l’attributo longdesc. Il documento – ancora incompleto – relativo alle techniques per le WCAG 2.0 (ancora in bozza) contiene il seguente consiglio per i testi alternativi delle immagini:

Quando si utilizza l’elemento img, si deve specificare un breve testo alternativo con l’attributo alt. Nota. Ci riferiremo al valore di questo attributo chiamandolo “alt text”. Quando un’immagine contiene parole importanti per comprenderne il contenuto, il testo alternativo dovrebbe includere queste parole; ciò farà sì che il testo alternativo giochi lo stesso ruolo dell’immagine sulla pagina. Si noti che esso non deve necessariamente descrivere le caratteristiche visuali dell’immagine in questione, ma veicolare il suo contenuto. Se il testo all’interno dell’immagine è più di quanto possa entrare in un breve testo alternativo, esso dovrebbe essere descritto brevemente in un “alt text” ed inoltre un longdesc dovrebbe fornire anche il testo completo.

Ma l’attuale specifica di HTML 5 relativa all’elemento img non prevede l’attributo longdesc, ed il testo alternative presente nel primissimo esempio è decisamente troppo lungo, nelle sue 43 parole (216 caratteri). Sarebbe stato meglio che l’immagine in quell’esempio fosse descritta più brevemente, e che le informazioni aggiuntive fossero incluse nel testo del corpo principale. Volendo evitare quest’ultimo testo, in quanto potrebbe duplicare il contenuto dell’immagine, la soluzione migliore sarebbe stata aver specificato un URI ad una descrizione analitica per mezzo dell’attributo longdesc. Ma se la versione finale di HTML 5 non includerà l’attributo longdesc, gli autori di contenuti accessibili non avranno di meglio se non ricorrere all’”infame” D-link, che però è stato espressamente deprecato nelle techniques delle WCAG 1.0 proprio a favore dell’attributo longdesc.

Visto che il valore di longdesc è un URI, la pagina risultante contenente la descrizione analitica potrà contenere markup strutturale (liste, tabelle e così via) per aumentarne la comprensione, il che non è possibile con il testo puro di un attributo alt. L’attributo longdesc è quindi assai utile per creare contenuti accessibili senza ricorrere ai D-links, che possono interferire con la progettazione grafica e contenutistica della pagina.

L’attributo alt

Un altro aspetto controverso dell’attuale bozza di HTML 5 è la possibilità di omettere del tutto l’attributo alt per un’immagine. Il ragionamento si basa sull’esistenza di applicazioni in cui gli utenti non sanno come fornire testo alternativo, come Flickr, ed è stato rilevato che alcuni sistemi generano testo alternativo partendo dai metadati delle immagini. Il beneficio percepito del non fornire testo alternativo dovrebbe rendere più semplice la distinzione tra le immagini prive di alt text, e quelle portatrici di contenuto importante, come si legge in un articolo di Lachlan Hunt sul perché l’attributo alt può essere omesso:

Il vantaggio nel richiedere l’omissione dell’attributo alt, invece che obbligare ad inserire comunque un valore (magari nullo), è che si crea una distinzione evidente tra un’immagine che non ha testo alternativo (come una rappresentazione iconica o grafica del testo circostante) ed un’immagine che rappresenta un elemento importante del contenuto, ma per la quale non esiste (purtroppo) alcun testo alternativo.

Non si comprende però come un “user agent” (browser, tecnologia assistiva, o qualsiasi altro programma utente) possa riuscire a discernere tra un’immagine in cui manca (deliberatamente e giustamente) il testo alternativo ed un’altra in cui l’autore non ha saputo crearne uno. Certamente tutti concordiamo sul fatto che il testo alternativo rappresenti un aspetto essenziale per l’accessibilità, non a caso i primissimi requisiti di qualsiasi tipologia di linee guida riguardano proprio il testo alternativo da prevedere per tutti gli oggetti non testuali.

In contrasto con la semplice omissione dell’attributo, l’”alt text” vuoto è l’effetto di un’azione precisa e consapevole, ed aiuta i programmi utente a stabilire se il testo alternativo deve essere aggiustato. Naturalmente esisteranno situazioni in base alle quali le tecnologie assistive si baseranno su tecniche euristiche in presenza di testo alternativo mancante, indipendentemente dal markup, per esempio, quando un’unica immagine viene utilizzata come link all’interno di un’ancora o parte di una mappa immagine, e viene fornito un testo alternativo vuoto; in questo caso le tecnologie assistite dovranno pur “presentare” qualcosa all’utente così da comunicargli l’esistenza del link, e quindi cercheranno di recuperare qualche informazione dall’attributo title, o in ultima istanza dall’attributo src dell’immagine. Almeno la specifica di valore nullo per l’alt rappresenta una esplicita decisione da parte dell’autore, e non l’ambigua situazione di incertezza sull’omissione (intenzionale o accidentale) del testo alternativo.

Il testo alternativo contiene importanti informazioni su un’immagine nell’ambito della struttura, anche se quest’informazione è nulla, essendo l’immagine puramente decorativa. E’ meglio che le immagini decorative non siano incluse nella struttura (HTML) in  posizione preminente, ma tramite i fogli di stile; in ogni caso però dovrebbe essere disponibile una soluzione legata al markup in grado di indicare se il testo alternativo di un’immagine risulta essenziale o meno per la comprensione del contenuto – eliminare questo importante attributo è ambiguo e non aiuta nessuno. I sistemi che generano testi alternativi di bassa qualità devono essere corretti, e TUTTI gli autori dovrebbero essere incoraggiati a fornire testo alternativo di buon livello.

 

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Informazioni sull'autore

Roberto Castaldo
Roberto Castaldo
Sono nato e vivo a Napoli, ed opero professionalmente nel mondo dell'informatica da più di vent'anni. In realtà l'informatica, insieme alla musica e ad altre poche cose, è stato da sempre un mio chiodo fisso, e la buona sorte mi ha aiutato a trasformarlo in un mestiere. Sin dalle mie primissime esperienze lavorative - insegnavo dattilografia ed i primi rudimenti di informatica in una scuola privata - mi sono trovato a mio agio nel settore della formazione e della divulgazione, certamente aiutato dai miei studi classici. Nel 1987 ho iniziato la mia attività come insegnante d'informatica in un Istituto Professionale Statale - per circa due anni sono stato il più giovane insegnante di ruolo d'Italia. Ho avuto svariate esperienze anche nel settore privato come sviluppatore (TPascal - lo ricordate? - VB, ASP e, più di recente VB.NET ed ASP.NET), ma soprattutto come docente e come divulgatore. Ho effettuato attività di formazione presso le più grandi realtà imprenditoriali italiane (IBM, Omnitel, Telecom Italia, TIM, Unicredito, Ekip, BNL, SSGRR), ma anche all'estero in qualità di docente e/o progettista di percorsi formativi; gli argomenti spaziano dal mondo Office fino al multimedia ed alla programmazione avanzata ASP ed ASP.NET. Ho collaborato con l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, ho redatto articoli/tutorial per un'importante rivista informatica (Win98 Magazine), ed ho partecipato allo sviluppo di CD-Rom Multimediali (IBM, Selfin, BNL) curando personalmente la registrazione dei commenti audio ed il montaggio delle musiche (CoolEdit), l'eventuale connessione a database remoti, l'assemblaggio degli elementi testuali, grafici e multimediali (Director 8) fino alla creazione del master definitivo. Negli anni 1998-2000 ho collaborato con la Gazzetta dello Sport Online curando, in occasione dei più importanti avvenimenti sportivi (Mondiali ed Europei di calcio, Giro d'Italia, Campionato di Serie A) le pagine contenenti la traduzione in inglese e francese degli articoli in italiano. Il mio compito consisteva nell'inviare ai miei traduttori la cronaca in italiano, riceverne la traduzione, creare le pagine inglesi e francesi del sito www.gazzetta.it e pubblicarle sul server, il tutto entro 90 minuti dalla fine dell'evento. Nel frattempo, mi avvicinavo in maniera sempre più approfondita alle problematiche legate all'accessibilità di siti web, progettando percorsi di formazione ad hoc, ed aderendo entusiasticamente al progetto webaccessibile.org. Sono stato per diversi mesi membro del XML Protocol Working Group del W3C, ed attualmente partecipo ai lavoro del WAI Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) Working Group e del E&O Education ad Outreach Working Group.

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