Accessibilità: chi ne sparla e chi la fa

In queste ultime settimane si è scatenato il tiro al piccione contro la legge 4/2004, arrivando persino ad a criticare il CNIPA per voler difendere l’efficacia dei requisiti tecnici, farneticando sull’applicabilità dei requisiti stessi e sull’onerosità della legge 4/2004

Prologo

Il tutto nasce da una constatazione, già presentata da oltre sei mesi, di Antonio De Vanna – la persona che maggiormente si occupa di accessibilità e delle relative problematiche all’interno del CNIPA. Il buon Antonio ha avuto addossata la colpa di aver detto che solo il 3% (tre per cento) delle amministrazioni centrali dello stato ha una home page accessibile e a norma della legge 4/2004.

Chi ne sparla

Questa dichiarazione ha risvegliato alcuni liberi professionisti i quali, non contenti di aver ripescato i loro cavalli (perdenti) di battaglia, hanno pure rincarato la dose arrivando persino ad addossare al CNIPA la colpa di voler difendere a spada tratta i requisiti tecnici della legge 4/2004 consigliando al CNIPA stesso di togliere l’attenzione dagli standard (cito) “peraltro fallibili e destinati ad invecchiare precocemente a causa del rapido sviluppo tecnologico – e privilegiare la comunicazione e l’interazione diretta con l’utenza finale” e rincarando con un’affermazione: “le ragioni per cui la stragrande maggior parte degli enti pubblici ha disatteso la Legge Stanca risiedono nelle difficoltà tecniche ed economiche di applicare dei requisiti tecnici la cui osservanza peraltro non assicura un automatico rispetto delle esigenze di accessibilità delle persone diversamente abili…”.

Ma si sa di cosa si sparla?

A volte mi chiedo come, nel 2008, vi possano essere ancora individui che rintengono pericolosa e difficoltosa l’applicazione degli standard.

Gli “standard” sui cui si basa la legge 4/2004 sono gli standard per il Web attualmente stabili e ritenuti di riferimento dallo stesso W3C ovvero, nell’ordine:

Che ad oggi vi siano ancora persone che definiscano difficile l’applicazione di linee guida stabili da quasi un decennio, fa pensare che il concetto di Webbista e professionista che ho presentato al Webbit 2003 non era poi tanto errato…

Pensare ancora oggi che sviluppare accessibile è altamente oneroso significa non aver ancora compreso che l’accessibilità non è un optional ma è uno dei principi basilari per lo sviluppo del Web, soprattutto se ci si rivolge verso il mercato delle pubbliche amministrazioni.

Pensare quanto sopra significa inoltre non conoscere l’evoluzione del Web: lo stesso W3C nelle future WCAG 2.0 (previste con rilascio come raccomandazione per la fine dell’autunno 2008) prevede una serie di principi generali di sviluppo e comunque una necessità di test con gli utenti: gli standard devono chiaramente andare “a braccetto” con le necessità degli utenti, seguendo l’evoluzione delle tecnologie.

Sull’inapplicabilità della legge

Per l’ennesima volta ci si chiede perchè non vi sia l’applicazione della legge 4/2004, assegnando la colpa alle mancate sanzioni.

Innanzitutto dovrebbe essere ben chiaro che una normativa dedicata alle P.A. può prevedere in gran parte esclusivamente sanzioni di tipo disciplinare e tali sanzioni sono previste dalla legge.

Continuano poi ad esserci disquisizioni sull’applicabilità esclusiva ai contratti, senza considerare il fatto che l’art. 4 comma 2 della legge 4/2004 è nato esclusivamente per inserire un ulteriore obbligo del fornitore verso la P.A., presumendo la non necessità di specificare che una P.A., internamente, dovesse fornire servizi accessibili a tutti i cittadini. Non si considera poi minimamente il codice della P.A. Digitale, in cui vengono ribadite tali necessità: a questo punto, a mio avviso, andrebbe valutata una norma per sanzionare i dirigenti che non applicano la legge, ovvero che non raggiungono l’obiettivo costituzionale di garantire a tutti i cittadini eguale diritto di accesso alle informazioni ed ai servizi erogati dalla P.A.
A questo punto bisognerebbe chiedersi il motivo per cui il 97% dei siti monitorati non ha applicato la legge 4/2004. Ecco alcune possibili risposte:

  • Il sito Web è rimasto com’era dal luglio 2005
  • Il sito Web è stato autoprodotto internamente, ignorando l’applicazione della 4/2004
  • Il sito Web è stato sviluppato da una ditta esterna senza richiesta di applicazione della legge 4/2004
  • Il sito Web non è stato sviluppato secondo i requisiti di legge contrattualizzati col fornitore

Riguardo al primo punto, è quantomeno impensabile che una P.A. non abbia messo mano al restyling del proprio sito Web: ove effettivamente la motivazione fosse legata alla presunta onerosità dello sviluppo di un nuovo sito Web conforme alla legge 4/2004, dovremmo forse chiederci se non è ora di rivolgersi ad altri fornitori.

In relazione all’autoproduzione, ovvero allo sviluppo interno, gira ancora la favola secondo cui non è necessario applicare i requisiti. Su tale argomento ha tenuto un interessante intervento l’avv. Luca de Grazia al recente convegno di Web Senza Barriere 2008 e presto darà delucidazioni e chiarimenti anche tramite altre forme di comunicazione. Per ora basta solo sapere che questo obbligo comunque c’è, anche rispetto ad altre normative tra cui la legge 67/2006.

Per gli altri due punti ho già prodotto un intervento su questo sito.

Chi la fa

Dell’intervento di Antonio de Vanna si è dato spazio sui media esclusivamente delle visioni negative, usando – dopo due anni di silenzio – questa “scusa” per attaccare una norma esempio per il resto dell’Europa. Lo stesso de Vanna ha portato i positivi casi delle scuole lombarde del progetto Porte aperte sul Web dove oltre 150 scuole della Lombardia in modo autonomo e senza alcuna spesa hanno provveduto a sviluppare autonomamente i propri siti Web a norma di legge.

Già questo risultato dovrebbe far porre una domanda: se dei maestri di scuola – che non svolgono il mestiere di sviluppatore Web – sono riusciti a sviluppare delle soluzioni a norma di legge, non dobbiamo forse chiederci se il problema della mancata applicazione sta nella mancanza di professionalità e competenza degli sviluppatori e degli improvvisati esperti?

Per fortuna, il caso delle scuole lombarde non è isolato: anche in grandi aziende come l’ACI stanno nascendo iniziative per lo sviluppo accessibile, nascono centri di competenza all’interno di enti pubblici, iniziative per l’accessibilità documentale (CCIAA di Bergamo), nasce il piacere di sviluppare per tutti, con la sfida al raggiungimento della conformità e all’accessibilità intesa come diritto di tutti di accedere e non – come forse molti pensavano – come una mucca da cui mungere indebiti guadagni.

Sull’evolvibilità della normativa

Una cosa si può condividere dai vari ragionamenti e discussioni che avvengono anche nelle liste e nei forum: i requisiti di legge devono – come prevede la legge stessa all’art. 12 – essere adeguati con l’evolversi di nuove tecnologie. Cito a tal proposito il primo comma dell’art. 12:

Il regolamento di cui all’articolo 10 e il decreto di cui all’articolo 11 sono emanati osservando le linee guida indicate nelle comunicazioni, nelle raccomandazioni e nelle direttive sull’accessibilità dell’Unione europea, nonché nelle normative internazionalmente riconosciute e tenendo conto degli indirizzi forniti dagli organismi pubblici e privati, anche internazionali, operanti nel settore.

Tenendo presente che ad oggi non vi sono raccomandazioni e direttive dell’Unione Europea (che si basano anch’esse ancora sulle WCAG 1.0) e che le normative internazionalmente riconosciute sono in fase di definizione sia da parte dell’ISO (tramite l’ISO 9241-151) e del W3C (con le raccomandazioni WCAG 2.0, ATAG 2.0 e WAI-ARIA) e che tra gli organismi operanti nel settore che devono essere auditi nel caso vi è anche IWA, l’associazione degli sviluppatori esperti di accessibilità che ha già partecipato alle attività di sviluppo della legge 4/2004 (sia normativa, sia tecnica), alle fasi di divulgazione (tramite formazione erogata dal CNIPA e direttamente tramite la divisione Educational) ed alle fasi di monitoraggio sull’applicazione della normativa – considerando altresì che, all’interno della Segreteria tecnica del CNIPA, solo IWA ha rappresentanze nei gruppi di lavoro del W3C e dell’ISO per quanto riguarda le raccomandazioni e le norme tecniche in materia di accessibilità.

Cosa si è bloccato?

Il problema dell’aggiornamento dei requisiti è legato alle procedure previste dal citato art. 12 e alla specifica attività della segreteria tecnico-scientifica del CNIPA.
Purtroppo, come ben descritto da Antonio de Vanna nei suoi recenti interventi, l’attività della Commissione Interministeriale Permanente è stata bloccata per circa due anni con la chiusura della Commissione Interministeriale Permanente a favore di una commissione ministeriale con durata limitata alla legislatura. Il decreto con l’istituzione di questa nuova commissione fu emanato dall’ex ministro alla Funzione Pubblica Nicolais alla fine del 2007 e purtroppo si riuscì ad effettuare una sola riunione della Segreteria tecnico-scientifica (alla quale partecipo come componente in rappresentanza di IWA), concludendo quindi l’attività con la conclusione della legislatura.
Sulle problematiche di applicazione della legge (ovvero sulla mancata applicazione da parte delle P.A., grazie ad errate interpetazioni della norma) già nel novembre 2006 scrissi come presidente IWA una lettera alle commissioni parlamentari ed ai ministri competenti, sollecitando la discussione dell’integrazione della 4/2004 con la proposta di legge Campa-Palmeri II: purtroppo tale richiesta non ha mai avuto alcuna risposta.

Cosa ci aspetta in futuro?

Avendo una maggior chiarezza delle motivazioni che hanno portato alla situazione attuale, è ben chiaro che è prioritaria la ricreazione della Commissione Interministeriale con una segreteria tecnica e/o un gruppo tecnico permanente al fine di agevolare la costituzione dei gruppi di lavoro a cui hanno diritto di partecipazione le associazioni di disabili, dei produttori di hardware e software e l’associazione degli sviluppatori esperti di accessibilità.
Come ho già avuto modo di dire in alcuni recenti interventi divulgativi, è ben chiaro che con l’evolversi del Web è necessario l’adeguamento dei requisiti – in particolar modo del requisito 15 – ma vanno comunque fatte delle considerazioni:

  • JavaScript. L’uso di JavaScript evolverà secondo i principi ispiratori delle WCAG 2.0 secondo cui posso utilizzare una tecnologia “accessibility supported” (come, ad esempio, lo stesso JavaScript) solamente se tale tecnologia è supportata dai browser ed interagibile con le tecnologie assistive.
  • AJAX. Lo sviluppo di soluzioni con AJAX devono comunque prevedere in AJAX una soluzione di supporto all’utente, qualcosa di aggiuntivo rispetto alla naturale interazione tra browser e contenuti XHTML. Le soluzioni AJAX-based vanno quindi sviluppate con AJAX in mente ma applicando AJAX alla fine: soluzioni di AJAX accessibile ce ne sono, l’importante è applicarle.
  • Widget. Se entriamo nel mondo delle Rich Internet Applications e nell’uso dei widgets, è importante applicare gli standard per garantire l’accessibilità degli oggetti. Sarà pertanto necessario che per qualsiasi oggetto ne venga identificato il ruolo, lo stato e le proprietà – il tutto grazie all’uso della già citata WAI-ARIA.
  • Web 2.0. Il termine markettaro per eccellenza usato oggi per vendere soluzioni “innovative” alla Pubblica Amministrazione. Sarà necessario far comprendere alle P.A. che è possibile utilizzare tutte queste belle soluzioni ma rendendole accessibili: rendere accessibili oggetti come contenuti provenienti da Twitter, Flickr, YouTube, ecc. è possibile ma senza fare il “webbistico” copia-incolla ma “smontando e rimontando” le API di tali applicazioni. Come diceva giustamente Alessio Cartocci in un recente seminario, cerchiamo di evitare il “Mashup Soup” in favore di un mashup volto all’accessibilità dei contenuti inseriti nelle nostre pagine.

Conclusioni

In conclusione, bisogna senz’altro tener presente l’impatto avuto dalla legge 4/2004 nel mercato degli sviluppatori “fai da te” che possono aver visto l’accessibilità come una “corsa all’oro”, una “porta di servizio” per accedere alla fornitura di soluzioni alle P.A. Bisogna tener conto anche che – per colpe spalmabili su diverse realtà – non è stata fatta adeguata divulgazione sulla necessità di applicazione della normativa non tanto ai tecnici (per i quali sono disponibili strumenti e risorse per la valutazione e l’implementazione di soluzioni a norma di legge), quanto ai dirigenti.
Tenendo conto di tutto questo, vanno invece valorizzati i casi di eccellenza soprattutto se ottenuti a costo zero per l’amministrazione e da personale che autonomamente ha provveduto ad informarsi sull’argomento grazie alle nuove forme di comunicazione garantite dal Web collaborativo.
Vorrei chiudere l’articolo dicendo di stare comunque tranquilli: i requisiti della 4/2004 saranno adeguati non appena le bozze di lavoro del W3C citate in precedenza saranno raccomandazioni (quindi documenti di riferimento). Personalmente sto già predisponendo delle bozze di modifica dei requisiti tecnici che, come IWA, porteremo alla prima riunione utile della Segreteria Tecnico-Scientifica del CNIPA. Come fatto in precedenza, come IWA renderemo partecipi prima di tutto gli associati sull’evoluzione di queste norme e poi chiunque ne fosse interessato, tramite le risorse gratuite di divulgazione che rendiamo disponibili oramai da anni. All’interno della sezione italiana di IWA vi sono moltissime persone che quotidianamente partecipano anche alle attività di sviluppo di norme tecniche e, con piacere, vediamo che all’estero vi è maggiore entusiasmo e collaborazione rispetto al classico “fanghismo” all’italiana (fanghismo di cui, ironia della sorte, venivamo tacciati noi di IWA quando criticavamo i siti non a norma – ma con adeguate motivazioni).
Per l’immediato, per i “virtuosi” del “Web 2.0”, l’unico consiglio che posso dare è: sviluppate soluzioni “Web 2.0” applicando l’accessibilità, ovvero iniziate ad applicare le indicazioni WAI-ARIA del W3C.

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Informazioni sull'autore

Roberto Scano
Roberto Scano
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Roberto Scano si occupa di accessibilità dall'inizio del millennio. Ha collaborato allo sviluppo delle WCAG 2.0, delle ATAG 2.0 nonché della normativa italiana in materia di accessibilità. Autore di tre libri in materia, è consulente e formatore nell'ambito della tematica della qualità dei servizi delle P.A. e delle aziende.

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  1. […] correttamente i linguaggi standard del web, come spiega molto bene Scano in un suo recente articolo. Curioso che ci sia voluta una legge in Italia per iniziare a […]

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