2003 Anno Europeo del Disabile

Era dal 1981 che il Consiglio Europeo non proponeva di dedicare un intero anno per sostenere ed aiutare i disabili;  dati recenti affermano che in Europa ci sono oltre 37 milioni di persone disabili: di queste, oltre 2,5 milioni sono in Italia, pari al 5,6% della popolazione.

Di questi, secondo recenti statistiche oltre mezzo milione di utenti naviga in rete.

Alla fine del marzo 2002 si è svolta a Madrid una conferenza europea organizzata dalla Presidenza spagnola e della Commissione dell’Unione Europea sul tema della non discriminazione delle persone disabili e delle azioni positive in loro favore.  A chiusura della conferenza e’ stata presentata ai più di 400 partecipanti (rappresentanti delle Istituzioni Europee, dei Governi nazionali, delle parti sociali, del mondo della comunicazione e delle organizzazioni delle persone disabili) la Dichiarazione di Madrid (http://www.madriddeclaration.org/en/dec/dec.htm) sull’inclusione sociale delle persone con disabilità.

Cosa propone questo documento?

La dichiarazione di Madrid elenca i principi fondamentali a cui dovranno ispirarsi tutte le attività che riguarderanno l’Anno Europeo del Disabile, principi che dovrebbero perdurare nel tempo, per sostenere non solo i disabili, ma tutti i cittadini.

La dichiarazione infatti asserisce che:

  • la disabilità appartiene alla dimensione dei diritti umani;
  • le persone disabili vogliono pari opportunità e non beneficenza;
  • discriminazione ed esclusione sociale sono il risultato delle barriere erette dalla società;
  • le persone disabili costituiscono una cittadinanza invisibile;
  • le persone disabili costituiscono un gruppo differenziato;
  • l’inclusione sociale e’ il risultato non solo della non discriminazione, ma anche delle azioni positive.

La dichiarazione invita fortemente i Paesi dell’Unione a rivedere le proprie legislazioni ed a favorire una reale integrazione dei cittadini disabili in tutti i settori della vita privata, sociale ed economica.

Ma l’impegno e l’attenzione dell’Unione Europea a sostegno dei disabili si svilupppa in un’ottica molto più ampia ed articolata, che ha nel documento di Madrid un punto centrale per l’Anno Europeo del Disabile, ma che trova i propri inizi già qualche anno prima.

È infatti del 2000 l’approvazione e l’impegno dei 15 paesi membro ad adottare e far rispettare il piano d’azione da poco preparato dalla Commissione Europea, eEurope 2002.

Questo documento é articolato su 10 punti, equivalenti ad altrettante criticità che stanno frenando lo sviluppo tecnologico europeo e la creazione di una vera “società dell’informazione”.

Nel 1999 l’Unione Europa guardava con ammirazione e spirito di emulazione verso gli Stati Uniti, dove la politica clintoniana, favorevole all’informatizzazione e allo sviluppo tecnologico del paese, coincise con il boom economico del Nasdaq, i cui picchi raggiunti nel marzo del 2000 restano uno degli episodi più evidenti della rivoluzione economica e sociale in atto.

Analizzando i risultati raggiunti dall’economia americana, grazie alla diffusione delle nuove tecnologie, e constatando l’enorme gap informatico e tecnologico con gli Stati Uniti, nonché le consistenti differenze anche all’interno dei paesi membro, l’Unione Europea decise di proporre un piano d’azione in grado di omogeneizzare il livello informatico della Comunità, per poi, con un successivo piano d’azione, eEurope 2005, già approvato nel corso 2002, rincorrere e raggiungere i livelli americani.

Il piano d’azione punta essenzialmente alla lotta all’infoesclusione: capire le potenzialità offerte dalle tecnologie e portare queste stesse tecnologie nelle case di ogni cittadino, affinché possa godere di tutti i servizi e di tutti i vantaggi che la società dell’informazione e l’informatizzazione possono offrire.

I 10 punti in cui si articola eEurope2002 promuovono la formazione dei giovani, ma anche degli anziani, affinché nessuno venga escluso dalla nuova società dell’Informazione, sostengono la diffusione dei computer e delle connessioni ad Internet favorendo la riduzione dei costi, prevedono attenzione alla sicurezza informatica, lo sviluppo di servizi sanitari online e di servizi utili ai cittadini e l’accessibilità delle informazioni anche, e soprattutto, ai disabili.

L’obiettivo 2 del piano d’azione è “Investire nelle risorse umane e nella formazione”: al punto C eEurope 2002 prevede la “Partecipazione di tutti all’economia basata sulla conoscenza”, specificando come sia “necessario riservare una particolare attenzione ai disabili e alla lotta contro la infoesclusione”.

E proprio nel documento originale approvato dal Consiglio Europeo di Feira il 19/20 giugno 2000, viene definito come sia necessario “applicare gli orientamenti dell’iniziativa WAI (Web Accessible Initiative)ai siti web pubblici” entro la fine del 2001.

Tutti i 15 paesi membro avrebbero dovuto rispettare questa decisione, ma la lacuna pregressa e le differenze culturali, hanno permesso solo a pochi Stati, già tradizionalmente avanzati a livello tecnologico, come Finlandia, Svezia, Norvegia, Irlanda e Regno Unito, di rispettare questa proposta.

Gli altri Stati, culturalmente meno avvezzi allo sviluppo tecnologico, fra cui Italia, Francia, Spagna, Lussemburgo, non sono riusciti che ad abbozzare ed inquadrare il problema, senza essere stati in grado di operare concretamente e dare una risposta ed una soluzione alla questione.

La situazione italiana è purtroppo (ancora) infelice: sono stati istituiti due gruppi di ricerca nel 2000 per cercare di dare una risposta alla lotta alla infoesclusione: il primo gruppo fu costituito da Bassanini, l’allora Ministro della Funzione Pubblica, il secondo fu invece creato dall’AIPA, l’Autorità per l’Informatica della Pubblica Amministrazione.

Il risultato furono due circolari, la prima del 13 marzo 2001, preparata dall’AIPA, per sensibilizzare le pubbliche amministrazioni sul tema dell’accessibilità, la seconda, del 6 settembre 2001 del Ministero della Funzione Pubblica, con suggerimenti concreti e riferimenti per l’applicazione delle linee guida a favore dell’accessibilità ai siti della Pubblica Amministrazione italiana.

Ma due circolari, la cui adesione è su base volontaria, non sono state sufficienti.

E l’italia si prepara ad affrontare l’Anno Europeo del Disabile in ritardo sui tempi previsti, correndo ed inciampando.

È stato infatti presentato un Disegno di Legge dall’On. Campa durante il convegno “Internet: un diritto per tutti” a Mestre il 16 dicembre scorso.

Anche il Ministro Lucio Stanca in una recente intervista sulla televisione nazionale italiana ha sottolineato l’importanza di avere siti accessibili, soprattutto quest’anno, il 2003.

L’Anno Europeo del Disabile (www.eypd2003.org) diviene cosi l’occasione eccezionale non solo per sensibilizzare l’opinione pubblica e per sostenere i disabili con azioni concrete, ma anche una importante opportunità per la creazione di una nuova cultura e di un nuovo sviluppo tecnologico.

Offirire l’accesso all’informazione ed ai servizi ad un cittadino disabile, significa agevolare anche tutti gli altri cittadini.

Cittadini anziani, poco abituati all’utilizzo delle tecnologie informatiche, i disabili temporanei (malati, persone che hanno subito interventi chirurgici etc), coloro che navigano la rete con tecnologie non standard che possono essere sia tecnologie assistive, quelle che in genere vengono usate per aiutare i disabili a superare le proprie difficoltà, sia PDA, Palmari, cellulari o WebTv, quindi ognuno di noi.

Offrire l’accesso all’informazione su internet è solo una questione di cultura: spesso non si considera che anche sulla rete i navigatori sono diversi, con esigenze diverse, a volte anche molto diverse, ma che hanno pari diritto ad avere l’informazione ed il servizio.

Ciò non si traduce in siti ed informazioni senza appeal o senza attrattività dal punto di vista grafico o estetico, come alcuni erroneamente credono, si traduce invece in una nuova visione dell’informazione e del ruolo che ha colui che ha la possibilità di distribuirla e diffonderla.

L’occasione che l’Unione Europea vuole offrire ai disabili dedicando loro numerose iniziative che si esprimeranno durante tutto l’anno, è in fondo l’occasione per capire esattamente cosa significa società dell’informazione e quanto essa potrebbe migliorare la vita di tutti.

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Patrizia Bertini
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